Il ceppo ungro-finnico dell’Unità d’Italia

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Sulla sommità del Gianicolo, il colle romano che si erge sulle rive del Tevere, si trovano una serie di busti di marmo bianco dal forte sapore risorgimentale. Sparpagliate intorno al piazzale e alla statua di Garibaldi a cavallo, queste figure ricordano alcuni dei grandi patrioti che contribuirono all’Unità d’Italia e al suo consolidamento durante tutto l’arco del XIX secolo. Accanto ai nomi celebri che risuonano nella toponomastica delle nostre città e che evocano il ricordo dei libri di storia, si trovano anche tanti cognomi sconosciuti, alcuni dei quali persino stranieri.

Salendo sul colle dal lato del Vaticano, il primo busto nel quale ci si imbatte è proprio quello di un certo Herman Liikanen, il garibaldino finlandese.

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Liikanen nacque a Ristiina, un villaggio della Finlandia orientale, nel maggio del 1835 da una famiglia di umili origini. Dopo aver abbandonato gli studi, si arruolò nell’esercito finlandese prendendo parte alle ostilità baltiche della guerra di Crimea nel 1954. Conclusa quest’esperienza, il giovane si diede per qualche tempo ad attività più tranquille, fino a quando, esaltato dalle notizie che giungevano dalla penisola italiana in tumulto per le lotte risorgimentali, decise di partire per l’Italia e unirsi ai garibaldini. Sebbene il suo arruolamento avvenne solo nel 1861 – a cose praticamente fatte -, il contributo volontario di Liikanen fu molto apprezzato: egli venne infatti assegnato alla Legione Ungherese, il corpo militare capitanato da Itsván Turr. Quest’ultimo, nato a Baja in Ungheria nel 1825, era forse lo straniero più celebre tra le fila dei reparti italiani.

Istvàn Türr (1825-1908)

Militare dell’esercito imperiale austriaco, Turr aveva disertato nel pieno degli scontri della prima guerra d’indipendenza italiana del 1848, passando nelle fila del nemico, il Regno di Sardegna. Dieci anni dopo, aveva combattuto ancora al fianco dei Savoia nella seconda guerra d’indipendenza, come capitano di un corpo volontario garibaldino. Proprio in quel contesto, si guadagnò la stima di Garibaldi, che lo volle con sé anche nella spedizione dei Mille. Una volta cacciati i Borboni e portata a termine l’operazione militare nel Sud Italia, Garibaldi nominò Turr prima generale dell’Esercito Meridionale e poi governatore di Napoli.

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Ogni giudizio sulle figure e sugli eventi del passato è inevitabilmente legato ai filtri storici che si modificano con il passare del tempo e del sentire comune della gente. Oggi, figure come quelle di Liikanen e Turr, se ripulite dalla retorica risorgimentale, non scintillano più come qualche decennio fa. Alla pari di alcuni foreign fighters, sarebbero probabilmente considerati degli esaltati, dei mercenari o semplicemente dei pazzi che per qualche motivo hanno deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo e rischiare la vita combattendo una battaglia di altri.
Qualunque sia il giudizio storico su di loro, a noi non resta che difendere dall’oblio le loro gesta, che hanno comunque contribuito a plasmare la realtà nella quale viviamo oggi.

 

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mercoledì 6 dicembre 2017