Donne che odiano le donne

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È vero: molte donne in molti luoghi del Mondo hanno raggiunto diritti a loro inaccessibili fino a qualche tempo fa. È vero: in molti casi la cosiddetta parità sembra – e l’apparenza talvolta inganna – sia stata raggiunta. Leggo: «non c’è più bisogno del femminismo». A dirlo, le giovanissime. Si sentono donne, si professano anti-femministe, cinguettano sul social con l’hashtag #womenagainstfeminism.

Quando ho letto, ho avuto come un sussulto. Possibile? Le donne contro il femminismo. Resto scettica. Donne anti-femministe contro tutte coloro grazie alle quali queste giovanissime, imbellettate e incipriate, ostentano oggi una discutibile libertà occidentale, ritenendo inutile, non più necessario, il femminismo. «Non serve il femminismo perché ho una mia opinione delle cose», dicono. «Non serve il femminismo perché mette gli uomini contro le donne», dicono. «Non serve perché non sono una vittima», leggo. «Perché essere una donna non è un disonore, un inconveniente, un pregiudizio», è anche in lista. No, non lo è, aggiungo. Non lo è in una città come New York e non in tutte le fasce sociali della società. Non lo è in larga parte dei Paesi occidentali – sebbene non tutti – in cui tali battaglie sono state combattute da altre donne dette “femministe” affinché figlie e nipoti, non più bambole da palcoscenico né appannaggio degli uomini, fossero padrone del proprio destino, delle proprie opinioni e del proprio corpo. Giovani e anti-femministe, loro che hanno ereditato tutto. Che godono di privilegi faticosamente conquistati, donna dopo donna. Diritti e privilegi che per molte, in Paesi in cui tali guerre non sono ancora vinte, restano un miraggio. In cui resta l’orrore dello stupro, della negazione sociale, del diritto individuale, del potere su se stesse. Nel notevole saggio Una stanza per sé, Virginia Woolf conclude: «Perché credo che se viviamo per un altro secolo – parlo della vita comune, che è la vera vita, e non delle piccole vite isolate che viviamo come individui – e se ognuna di voi ha cinquecento sterline e una stanza tutta per sé; se abbiamo l’abitudine e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo; se usciamo un po’ dal salotto comune e vediamo gli esseri umani non sempre in relazione reciproca, ma in relazione con la realtà, e anche il cielo e gli alberi o qualunque cosa ci sia in loro; se guardiamo oltre lo spauracchio di Milton perché nessun essere umano dovrebbe chiuderci la visuale; se guardiamo in faccia il fatto, perché è un fatto, che non c’è alcun braccio a cui appoggiarci, ma che camminiamo da sole e che dobbiamo essere in relazione con il mondo della realtà e non solo con il mondo degli uomini e delle donne, allora l’opportunità si presenterà, e quella poetessa morta che era la sorella di Shakespeare rivestirà il corpo di cui tante volte si è spogliata». Ecco. Se oggi allora non occorre il femminismo, è solo per se stesse, per la propria piccola vita isolata. Ma non per la vita comune: quella che viviamo come individui.

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venerdì 6 ottobre 2017