Come ci si prepara a un discorso pubblico (Parte II)

Il buon oratore è disinvolto e naturale e trasmette la propria sicurezza rispetto a ciò che sta esponendo. L’obiettivo è convincere gli uditori della verità di ciò che affermiamo. L’obiettivo è nemico dell’istinto, e l’istinto è nemico del buon discorso. Vediamo assieme quali sono gli elementi da non sottovalutare:

- Gestualità. L’attenzione dell’uditore deve essere catalizzata su quanto stiamo dicendo e non su quello che stiamo facendo. Dobbiamo fare pochi gesti e ben studiati: per evitare che le nostre mani scorrazzino qua e là e che l’attenzione del pubblico si focalizzi su di esse, possiamo semplicemente impugnare una penna. Questo “trucco” ha, infatti, il potere di limitare le gesticolazioni inutili e incoerenti: tenendo la biro, sapremo cosa fare delle nostre mani che altrimenti ci sarebbero d’impiccio.

- Immagine. Ovvero il look con il quale ci si presenta. È importante che ciò che indossiamo ci faccia sentire tranquilli, tuttavia è consigliabile vestirsi in base al target cui ci rivolgiamo. Se siamo persone sportive, possiamo indossare i jeans, una camicia e una giacca durante una lezione universitaria, mentre con i ragazzi delle scuole medie può andare bene anche una felpa. Indossare dei vestiti comodi e con cui ci sentiamo a nostro agio, ci permetterà di mantenere la calma e il controllo della situazione.

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- Tono della voce. Se noi crediamo in quello che diciamo e abbiamo un obiettivo ben chiaro (convincere gli ascoltatori di ciò che stiamo dicendo), il tono della nostra voce subirà dei mutamenti che creeranno appeal negli ascoltatori. Anche le pause, i cambi di tono e volume della voce, nonché alcuni gesti possono aiutarci in questo. Buona abitudine potrebbe diventare quella di studiare questi elementi a tavolino: fare una pausa più lunga delle altre tra un’argomentazione e la successiva consentirà agli uditori di capire che stiamo cambiando tema, e a noi di riprendere fiato e di evitare di iniziare balbettando la frase successiva. Non dobbiamo avere paura di usare toni e volumi diversi da quelli quotidiani, perché è grazie a essi che riusciremo a catalizzare l’attenzione delle persone sulle nostre parole.

- Sguardo. Deve essere sempre rivolto verso gli interlocutori. Per nessun motivo dobbiamo fissare unicamente il pavimento, i nostri appunti oppure il soffitto, perché così facendo non si verrà a creare con le persone quel legame necessario a infondere fiducia. Ci vuole serenità e naturalezza nello sguardo. Se riusciamo a guardare tutti (o quasi) durante il nostro discorso, terremo le persone vigili sui nostri ragionamenti; al contrario saranno più propense alla distrazione.

È bene studiare a memoria i primi 3-4 minuti del discorso per creare l’automatismo gesto-sguardo-parola e superare l’ansia da intervento. Se il cuore batte a mille, espiriamo, buttiamo fuori la paura e iniziamo ricordandoci di respirare a ogni pausa e di procedere secondo il piano stabilito durante le prove a casa.

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mercoledì 4 ottobre 2017