Bulli degli anni ’70

 

Alla quinta ora del venerdì, nella sezione seconda B, della scuola media F. C., c’è sempre un gran casino e la povera vecchia maestra di musica è disperata. Anch’io partecipo alla baraonda, ma oggi che è in malattia, me ne astengo e anche i miei compagni, in un silenzio innaturale, fissano la supplente che ogni tanto sgrana i suoi occhioni meravigliosi, stupita dell’attenzione riservata alla sua lezione su Chopin. Sì, perché la fama cattiva di questa scuola e di questa sezione sono ben note a tutti, e lei deve saperlo, anche se mi sembra tranquilla.

A un certo punto Marcelli e Pagnozzi, bocciati già tre volte, si fanno avanti, interrompendola proprio mentre sta raccontando la storia d’amore con George Sand.
Si vantano e lei li ascolta pure con interesse, facendomi ingelosire. Marcelli si arrotola la manica della camicia per mostrare le vene che gli scorrono sul bicipite come delle corde ingarbugliate, e allora anche Pagnozzi scopre il suo enorme braccio peloso, al cui confronto perfino quello di Marcelli è niente. Così, non potendo più resistere, intervengo per partecipare al confronto. Ci vogliono quattro braccia mie per farne una di Pagnozzi, ma ai due l’intrusione non piace lo stesso.

«Torna subito a posto tu!» – ordina Marcelli.
«Ma che vuole questo!» – aggiunge Pagnozzi torcendomi il braccio – «c’ha l’acqua nelle vene, ah ah ah!».
Così cominciano a darmi delle gran spinte, in modo da esser palleggiato dall’uno all’altro, senza poter opporre alcuna resistenza.

Alla fine Pagnozzi mi lancia uno sputo schifoso che mi colpisce proprio sulla fronte, da dove comincia a colare fin sull’occhio. Marcelli ride dandosi delle gran pacche sulle cosce e anche gli altri compagni se la divertono a seguire la scena, mentre io non riesco a credere che sta succedendo proprio a me e che sto facendo questa figuraccia con la prof.

«Adesso basta!» - grida improvvisamente la supplente. Non mi sembra possibile per come l’ha detto: una voce da comandante che scombussola tutti. Alle mie spalle comincia ad asciugarmi la fronte e l’occhio con il suo fazzoletto, senza abbassare lo sguardo nemmeno un momento. Pagnozzi si concentra sui suoi scarponi da pippo e comincia a dondolarsi, mentre Marcelli, il più intelligente dei due, caccia un gran soffio che gli solleva i capelli dagli occhi. Però se ne torna a posto con le mani in tasca, e così anche Pagnozzi lo segue, dando qualche calcio alle zampe dei banchi. Tutta la classe rimane in silenzio, mentre la supplente continua a sfidarli, con il viso ancora sdegnoso. Sento il caldo della sua mano sul collo e il profumo che emana dal suo fazzoletto. In quel momento, con un sorriso ebete in faccia, mi sembra di non invidiare più nemmeno Chopin.

 

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mercoledì 29 agosto 2018