Biblioteca Vivente: “immaginare un futuro diverso”

Riflessioni sull'evento di "Liberi da dentro"

Avere la possibilità di dialogare con una persona che non si conosce per una trentina di minuti è di per sé un’occasione speciale capace di offrire importanti spunti sui quali riflettere.
Quando poi l’interlocutore (o l’interlocutrice) ha alle proprie spalle una storia così ricca di significati, rende la chiacchierata decisamente unica.

Prima di sedersi sulla panchina alcune domande sorgono spontanee: c’è un modo migliore di altri per approcciarsi ad una persona disposta a renderti partecipe del proprio passato e del doloroso percorso che sta attraversando? Sarò in grado di pormi nei suoi confronti nel giusto modo senza correre il rischio di giudicare eventuali errori che ne hanno caratterizzato la vita?

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Come spesso accade, fortunatamente, basta uno sguardo reciproco per mettere entrambi i partecipanti al dialogo a proprio agio. Le domande, che prima di iniziare si pensava potessero essere banali, nascono spontanee e i minuti passano ad una velocità talmente alta che non ci si rende neppure conto di aver già esaurito il tempo a propria disposizione.

La bellezza di questi incontri sta tutta nella semplicità con cui due persone, che mai si son viste prima e che probabilmente non si vedranno più, riescono a ritagliarsi un breve attimo della propria vita e si ascoltano, si confrontano, si comprendono.

Probabilmente tutti i “lettori” che hanno deciso di prendere in prestito i “libri” a disposizione sono persone che, per qualsivoglia motivo, hanno già avuto l’occasione di incontrare la tematica del carcere nel proprio percorso. Mi piace immaginare però che ci sia stato anche qualche ignaro passante, incuriosito da un drappello di persone e da una locandina sconosciuta, che abbia trovato il coraggio di andare oltre la timidezza e abbia prenotato il proprio incontro.

Sono queste le occasioni nelle quali è possibile rendere partecipe la cittadinanza del mondo, troppo spesso lasciato al margine, che ruota intorno al sistema carcerario. Delle persone, soprattutto, che lo compongono. Con il loro passato, i loro errori e le loro difficoltà; persone che, risulta evidente quando si è disposti a sedersi ed ascoltarle, non sono poi così distanti e diverse da noi.

È questa scoperta, credo, l’unico modo per immaginare un futuro diverso nel quale pensare e ripensare tutti insieme un’alternativa alla reclusione. Complimenti a chi ha organizzato questi incontri e, soprattutto, a chi ha avuto l’intraprendenza di mettere a disposizione la propria storia, offrendoci un’opportunità davvero straordinaria!

- Anonimo -

 

Per saperne di più sul progetto “Liberi da dentro”, clicca qui

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sabato 3 novembre 2018