Attraverso gli occhi di un balbuziente

Questo articolo fa parte del laboratorio Scrittori di classe

Chi nella propria vita non ha mai balbettato? Sicuramente sarà capitato a tanti di voi. Soprattutto in quelle situazioni di stress e di ansia, dove sembra che il tempo non passi mai, dove gli sguardi delle persone sono concentrati su di noi, quasi capaci di penetrarci fin dentro la mente. Gambe, braccia, voce, perfino i pensieri tremano in quei momenti. Sembrerà assurdo il fatto che un balbuziente provi tali sensazioni ogni qualvolta interagisca con un altro individuo, eppure è così. Questo tumulto di emozioni e sensazioni è routine per un balbuziente, tuttavia l’abitudine non si crea mai.

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Chi è il balbuziente? Pensiero comune è credere che la balbuzie sia esclusivamente di natura emotiva, tuttavia esistono studi scientifici che dimostrano come tale problema possa avere anche origini di natura fisica: un individuo viene definito dislalico quando presenta un disturbo dovuto ad una malformazione dell’apparato fonatorio; è invece disforico chi presenta un disturbo psiconeurotico nell’articolazione delle parole. Però è vero anche che essere balbuziente non implica necessariamente avere una delle due patologie.

Le emozioni sono presenti in ogni individuo, tuttavia in chi ha la balbuzie, esse giocano un ruolo fondamentale perché anche una semplice emozione risulta moltiplicata per mille. L’incapacità di controllare il proprio stato emotivo è il risultato stesso della balbuzie.

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Come sarà essere balbuzienti? Proviamo a immaginarlo. Sei cosciente del fatto che non sei in grado di parlare fluidamente, quindi dentro te scattano immediatamente complessi di inferiorità nei confronti dell’interlocutore. Ciò fa nascere in te una forte e incontrollabile ansia ed eviti il contatto visivo con lui.

Provi a parlare ma la tua voce è sparita. I muscoli del collo ti si contraggono lo stesso, facendoti apparire come uno stupido perché stai facendo solo movimenti ripetitivi con il capo, senza emettere alcun suono. Poco dopo fortunatamente la voce ricompare, non sai neanche tu come sia successo: con i gesti e con la mimica facciale sei già arrivato al termine della frase, la voce, invece, è ancora alla prima parola.

Che casino, vero? Percepisci la gola e la bocca come bloccate da una camicia di forza. Hai caldo, sei diventato paonazzo. Sentendoti un totale imbecille provi a risolvere la situazione con la ripetizione del gesto, ma ti rendi subito conto che appari ancora più stupido. Cerchi allora lo sguardo dell’interlocutore per capire se sta ancora ascoltando: è troppo penetrante, non riesci a sostenerlo, distogli gli occhi dai suoi. I muscoli del collo, ormai sfiniti, iniziano a tremare, e sfinita è anche la tua mente. Decidi di darci un taglio, ti fermi, dai il tempo con la mano e finalmente riesci a completare la frase. Il tutto si conclude con un intenso fiatone, il cuore che scoppia, tanto disprezzo nei tuoi confronti e basta.

disegno autoironico di Lewis Carroll

Essere balbuzienti significa sfidare quotidianamente a carte scoperte se stessi.

«Chi balbetta fatica a generare sia la parola che il silenzio» (J. Marvaud)

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domenica 14 ottobre 2018