Ascoltando Stefano Benni

Questioni meridionali free festival

Ascoltando Stefano Benni

Ci sono chilometri che meritano di essere percorsi, anche se costano un po’ di fatica, solo per sentire qualcuno parlare. Così è stato per Questioni meridionali, il free festival alla sua seconda edizione nel centro storico di Foggia. I ragazzi di Spazio Baol si sono davvero impegnati, straordinari, e sono riusciti a far arrivare… il loro mito Stefano Benni, uno dei più grandi scrittori contemporanei, anche se a lui non piace definirsi “grande”.

«Momentaneamente vivo», piuttosto, come dice simpaticamente raccontando un aneddoto: una volta una studentessa tedesca che ha fatto una tesi su di lui, quando gli spiegava il motivo per cui lo aveva scelto, aveva detto proprio così, in un italiano un po’ stentato ma per questo diventato straordinariamente filosofico. Perché è «momentaneamente vivo», e quindi «era più facile rompergli le scatole», aggiunge lui, con l’ironia e l’irriverenza che lo caratterizzano.

«Che ne pensi di Foggia e delle questioni meridionali?» ─ «Cazzo ne so, sono arrivato un’ora fa.»

Il pubblico, tanto, di persone sedute ma anche in piedi ad occupare tutto lo spazio possibile, non può che essere catturato dalle sue storie e dal suo modo di dirle.

Si parla di rassegnazione, che si stagna diversamente in ogni luogo, quasi come se ce la imponessero, ma non è solo una questione meridionale, piuttosto è tutta italiana.

Si parla della meraviglia del tragico e del comico che vanno insieme, e muoiono solo nell’indifferenza – evitiamola il più possibile.

Della serialità della scrittura richiesta dall’editoria versus l’imprevedibilità che invece la permea nell’azione reale dello scrivere. Di libri tutti diversi tra loro, checché ci giochi sopra Jorge Luis Borges dicendo che si scrive sempre lo stesso libro.

Di un chihuahua che sogna di mettere i piedi a terra e di mangiare una brioche.

Di Andrea Pazienza e di Carlo Emilio Gadda. Dei talenti e dei geni, due cose diverse.

Delle poesie non condivisibili dedicate ad un figlio lontano, della passione che può arrivare a ogni età – per fortuna, del monologo di Lee (Comici spaventati guerrieri), del successo dei libri che rimangono in libreria e si trasmettono di generazione in generazione. È vero, è successo anche a me, alla fine ero lì perché Benni l’ho ereditato da mio padre.

Si parla dei sognatori, «maledizione, smettetela di opporli ai concreti», è grazie ai sognatori se il mondo ogni tanto migliora, non è vero che i sogni non si possono realizzare.

«Leggete Blues in sedici, è il libro più mio», ci dice Benni. Poi si presta alle domande, alle letture dei suoi testi, alle firme e ai sorrisi.

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mercoledì 4 ottobre 2017