Andare o restare

Il dilemma dell'Umano in movimento

Per definizione un dilemma non può risolversi: è composto da due alternative opposte che non possono incrociarsi, come fossero due rette parallele. Bisogna scegliere l’una o l’altra possibilità. La logica, però, talvolta inganna e quelli che paiono dubbi insolubili in realtà sono solo prospettive. Mi pare proprio il caso di quello che chiamerò l’Umano in movimento. Vi è mai capitato di domandarvi qual è il vostro posto nel mondo?

Cesare Pavese sosteneva che «un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti» (da La luna e i falò). Andare o restare, quindi? Scappare dalle abitudini, dalla monotonia (reale o apparente) della provincia, oppure coltivare un luogo, imparare a meravigliarsi davanti a cose che non sono mai veramente tutte i giorni uguali, inventarsi la vita che vorremmo.
E ancora: andare alla scoperta di posti ignoti, curiosi di scoprirne abitudini e radici o di assaporarne soltanto la superficie, non fermandosi mai, come se gli stimoli potessero derivare solo dal continuo movimento. O, in alternativa, restare radicati nel proprio habitat indigeno perché siamo figli del posto in cui siamo venuti al mondo e solo là possiamo veramente sentirci compresi e comprensibili.
La risposta è più semplice di quel che sembra. Il dilemma dell’Umano in movimento è un falso dilemma: andare e restare sono cose che facciamo continuamente, recandoci, per esempio, al lavoro, o a scuola, o a trovare qualche amico. La prospettiva può inquietarci se pensiamo di dover escludere completamente l’uno o l’altro, con il risultato che un posto nel mondo non lo troveremo mai. Se, per contro, riuscissimo davvero a comprendere che le cose vanno insieme potremmo sorprenderci e scoprire che il nostro posto, magari, è il movimento quotidiano. E non importa verso dove e nemmeno se il biglietto che si ha in tasca è di sola andata, o se quello del ritorno è una fortuna oppure no.
Andare o restare non sono alternative mai definitive. Il dilemma non si risolve, ma la domanda resta un continuo invito al viaggio verso casa propria o luoghi sconosciuti. Un invito a guardare al movimento della vita con coraggio, scegliendo consapevoli di doversi muovere ancora, comunque.

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giovedì 27 aprile 2017