Violenza contro le donne. Partiamo da noi

In questi giorni molto si è detto sulla violenza contro le donne. Su quella fisica, su quella emotiva. In ogni dove, siamo state dipinte come degli esseri molto sensibili, talmente delicati, a tratti fragili, da non avere la forza di delineare, in modo indelebile, un confine. Il confine tra il rispetto e la violenza verso noi stesse.
Anche io, per lungo tempo, ho pensato fosse così. Che l’uomo avesse tutte le potenzialità fisiche, mentali per soggiogarci. Quante volte abbiamo sentito dire o, ammettiamolo, abbiamo pensato anche noi: “Eh, però quella… avrebbe dovuto andarsene al primo ceffone preso”.
Ho come l’impressione che qualcosa di molto sottile ci sia sfuggito. Una fumosa frenesia aleggia nei tempi moderni, siamo nel bel mezzo di un uragano di informazioni, di movimenti politici, culturali, sociali: stiamo facendo i 140 all’ora e ci manca il fiato. Non riusciamo a scendere dal treno in corsa e ci incanaliamo in binari già tracciati, senza forza per capire se quelle strade siano sensate, quantomeno per noi.
Fermate tutto! Respiro profondo: fiuuuuu.
Va già meglio. Forse ci stiamo raccontando tante balle. Forse ci stiamo nascondendo all’ombra del nome “femminicidio” perché la nostra coscienza di belle persone possa apparire linda e inamidata? Perché, dai, ci pensiamo il 25 novembre, ricorrenza internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ci riflettiamo quando al telegiornale ci dicono che un uomo ne ha uccisa una. Una di noi. Ci illudiamo che la violenza in questione sia quella dei gesti eclatanti.
E per il resto del tempo, che ne è dei nostri buoni propositi? Quando la nostra amica ci racconta di aver tradito il suo compagno, sappiamo accoglierla nella fragilità del momento, nel suo dolore, oppure ci viene spontaneo giudicarla, dirle che non doveva, che è stata incosciente, immatura e chi più ne ha, più ne metta? Quando, donne, abbiamo un desiderio profondo, un sogno da realizzare siamo capaci di compiere la nostra scelta libere dal giudizio dell’intera società? Se è la nostra compagna a confidarci quel desiderio, la supportiamo con tutti noi stessi o la invitiamo ad arrendersi?
Scendiamo da questo treno in corsa e guardiamoci negli occhi, profondamente. Far male a una donna può essere facile perché spesso lei stessa scivola negli stereotipi in cui è stata incasellata: non basta un lavoro di successo, la bellezza, non basta la laurea, il consenso; ci sono spazi di fragilità velenosi, come l’insicurezza, l’inadeguatezza, il bisogno famelico d’amore che restituisce un cuore sanguinante.
Partiamo da noi: le semplici domande sopra potrebbero essere un test e dalla risposta che ciascuno si dà, dipende anche il nostro vero agire nei confronti delle donne. Certo, un fiocchetto colorato di rosa può far parlare, ma la vera rivoluzione comincia quando decidiamo di assumere sempre quell’intenzione: guardando con amore e rispetto verso nostra moglie, compagna, madre, sorella, amica e, prima di tutto, verso noi stesse.

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mercoledì 4 ottobre 2017